martedì 11 marzo 2014

Paura di guidare? Amaxofobia: quando l’ansia viene in macchina. (2)



L’ansia fa schifo. Gli attacchi di panico sono terribili. E se queste sensazioni vengono in automobile, perché abbiamo paura di guidare, la tentazione di scappare dalla situazione che ci fa star  male  è forte.

La settimana scorsa abbiamo parlato dell’amaxofobia, la paura di guidare, e vi ho presentato Deborah, la mamma che voleva ricominciare a guidare.  Per la precisione, voleva che le insegnassi come mandare via l’ansia, di modo che poi potesse ricominciare a guidare. Ed io non ho potuto soddisfare la sua richiesta. L’ansia è un’emozione normale, fisiologica, che si è sviluppata con noi durante l’evoluzione della specie, poiché è utile e funzionale alla nostra vita (se fosse stata completamente inutile, l’avremmo persa insieme alla pelliccia ed alla coda). Ci è utile, per esempio, ad affrontare i pericoli e reagire tempestivamente.
 
meditazione e psicoterapia
Paura di guidare?
Ma cosa succede quando un attacco di panico ci viene mentre siamo in macchina? 
Il cuore batte all’impazzata, sudiamo freddo, possiamo avere sensazioni di nausea o dolori addominali, i muscoli sono tesi, il respiro si fa più veloce…e la mente comincia a pensare “sto impazzendo-sto per morire-sto per svenire-sto per perdere il controllo”. Quando abbiamo queste sensazioni spiacevoli e questi pensieri, la prima cosa che vorremmo fare è mandarli via. Ma più cerchiamo di mandare via l’ansia, più questa viene amplificata. Questo è un punto importantissimo da comprendere. Siamo noi a creare la nostra ansia e più la rifiutiamo, più le permettiamo di crescere e di assumere il controllo.
L’unico modo per non farsi dominare dall’ansia…è accettarla. Che non significa rassegnarsi passivamente alla sua presenza, né convincersi che ci piace. Significa: 1. Riconoscere la sua presenza; 2. Osservarla; 3. Darle il permesso di stare esattamente lì dov’è.

Cosa fare in pratica quando l’ansia ci assale?

1. Tornare alla realtà. Per non amplificare ulteriormente l’ansia, bisogna “tornare alla realtà”, in primo luogo notando di quali pensieri hanno catturato la nostra attenzione (“sto per morire”? “avrò un incidente”?). Questi pensieri non sono la realtà, ma il frutto del lavoro della nostra mente. Quindi possiamo osservarli come osserveremmo un qualsiasi oggetto esterno a noi. Un esercizio utile da fare è dire a se stessi, invece che “sto per morire” o “sto per avere un incidente”,
    “ho il pensiero che…sto per morire”
    “ho il pensiero che…potrei avere un incidente”.
   Questo ci permette di prendere una certa distanza dal pensiero da cui eravamo stati catturati.

2. Accettare l’ansia. Come dicevo prima, questo significa riconoscerla e osservarla. Com’è fatta la vostra ansia? Quali sensazioni vi dà? Provate a descriverla. A questo punto, molti mi rispondono “ho l’ansia, non sai cos’è?”. Io lo so, e voi? Vi siete mai fermati a “sentirla” realmente o avete solo provato a mandarla via? Provate a descriverla ad un bambino o ad un alieno. Quali sensazioni fisiche provate? Dove sono nel vostro corpo? E quali emozioni sentite? Premesso che tentare di allontanare l’ansia servirà solo ad amplificarla, potete permetterle di stare lì dove la sentite? Potete concederle un po’ di spazio dentro di voi?

3. Respirare. Mentre la vostra mente vi presenta pensieri catastrofici ed il vostro corpo sensazioni spiacevoli, voi portate la vostra attenzione sul respiro. Respirate. Notate che la mente continua a presentare pensieri catastrofici e respirate. Notate che il corpo ha delle sensazioni spiacevoli e respirate. La realtà è fatta di questo: dell’aria che entra ed esce dal naso, di ciò che potete vedere con gli occhi, sentire con le orecchie, percepire col tatto. La realtà non è quella che sta passando nella vostra testa. E allora respirate e riagganciatevi alla realtà.
 
Psicologia, mindfulness
Amaxofobia

Far accettare a Deborah che non avremmo mandato via l’ansia, ma che avrebbe potuto conviverci è stata dura e lo è ancora. Da circa un mese ha ricominciato a guidare, tutti i giorni, per andare al lavoro, per prendere i figli all’asilo e per portarli in giro (avete idea di quanto sia orgogliosa di lei?), ma spera sempre che quelle brutte sensazioni un giorno scompariranno. E forse accadrà, si sa che una cosa nuova ci spaventa sempre di più di una conosciuta, quindi a furia di guidare l’ansia si ridurrà sensibilmente. Ma forse non scomparirà mai del tutto, o forse comparirà in situazioni diverse. Non è questo l’importante. L’importante è che, anche con l’ansia, Deborah tutti i giorni si mette alla guida e fa ciò che deve fare, dimostrando che è lei quella che decide, non la sua ansia. Dimostrando che ci sono cose importanti nella vita di ognuno che ci spingono a superare i nostri limiti e le nostre paure.

E sapete cosa è successo? La madre, che prima si lamentava del fatto di doverla accompagnare a destra e a manca, ora sembra infastidita da questo cambiamento, dall’autonomia che Deborah ha ritrovato e non la incoraggia né la supporta…capita sempre che ci sia qualcuno che “rema contro” il cambiamento, sempre! Ne parliamo nel prossimo post!