lunedì 13 gennaio 2014

Dimagrire per sentirsi e “sentire” bene



Avete presente i giochi che fanno i bambini quando sono tutti insieme, tipo palla prigioniera? Due bambini fanno i capisquadra e scelgono, uno dopo l'altro, i membri del proprio gruppo. E avete presente quella bambina, grassottella, goffa e un po' sfigata che viene scelta sempre per ultima? Bhè, quella ero io. Ero brava a scuola, avevo un sacco di amici e godevo di una certa popolarità tra i bambini...fino a che non arrivava l'ora di educazione fisica.

Fernando Botero - Bagnante
Per fortuna crescendo sono dimagrita e sono rimasta magra fino ai 30 anni senza difficoltà, senza diete nè sport (troppo pigra!). Poi sono rimasta incinta del mio primo desideratissimo figlio e sono ingrassata molto. Ero felice, avevo fame e mangiavo. Pensavo che avrei perso in fretta a senza difficoltà i kg in eccesso una volta nato il bambino. Invece non è stato così. All'improvviso ero una mamma stanca e sovrappeso. La depressione era dietro l'angolo...ma questa è un'altra storia.
 
Comunque, a questo punto comincia la mia epopea con le diete.
I primi tentativi sono stati un fallimento. Il primo mese riuscivo a seguire le indicazioni del dietologo, poi la mia mente cominciava a dirmi che un piccolo sgarro non sarebbe stata una tragedia, che un cioccolatino non era un peccato così grave, che domani avrei ricominciato la dieta, domani...o dopodomani, perché c'erano motivi seri per rimandare. Magari avevo avuto una giornata pesante e pensavo di meritarmi una gratificazione, quindi mangiavo. Magari avevo dormito poco per colpa del bambino e pensavo di aver bisogno di energie per affrontare la stanchezza, quindi mangiavo. Magari ero depressa perché non entravo più nei vecchi vestiti, quindi mangiavo. E poi c'era l'amica che veniva a trovarmi con un dolce e mica potevo rifiutare! Sarebbe stato scortese. E poi c'era la cena a casa di amici e le feste di Natale e la torta di compleanno...e poi mi dicevo che non ero capace di seguire una dieta, che non sapevo resistere alle tentazioni, che ero senza volontà, una persona debole e senza autocontrollo. E se non avevo seguito la dieta fino ad oggi, non aveva senso provarci domani, fare fatica senza raggiungere nessun risultato. Forse era colpa della dieta, non andava bene per me, era troppo rigida...

Ho passato circa due anni tra questi pensieri, sempre più insoddisfatta del mio aspetto fisico. Mi sentivo un po' come quella bambina non voluta da nessuno, troppo goffa e imbranata per far vincere la propria squadra. Ogni volta che vedevo una mamma bella e magra mi confrontavo con lei e mi dicevo che non ero abbastanza forte per tornare all'aspetto che avevo prima.

E poi ho conosciuto Karina. Aveva 18 anni ed era al secondo stadio di obesità. Soffriva di un Disturbo da Alimentazione Incontrollata, con abbuffate compulsive e abuso di alcool. Vi racconterò la sua storia nel prossimo post. Comunque, uno dei principi della mia professionalità è molto semplice: non posso chiedere ai miei pazienti di fare qualcosa che non sono disposta a fare anche io. E a Karina chiedevo di fare cambiamenti nel comportamento alimentare e nella pratica sportiva che andassero nella direzione di una maggiore cura di se stessa e della propria salute. Quindi ero "obbligata"  a impegnarmi sul serio anch'io. Insieme abbiamo scoperto la mindfulness applicata all'alimentazione e abbiamo cominciato a mangiare con consapevolezza. Mentre seguivo la sua terapia, sono rimasta incinta del mio secondo, anch'egli desideratissimo, figlio, quindi non ho continuato a dimagrire, ma per lo meno non sono ingrassata molto, ho preso i kg fisiologici in una gravidanza sana. Due mesi dopo il parto sono andata da una brava nutrizionista ed ho cominciato a dimagrire lentamente ma con costanza. I pensieri che la mia mente mi presentava prima e che mi avevano impedito di dimagrire non erano scomparsi, ma ora li riconoscevo, sapevo che mi avrebbero portata lontana dal mio obiettivo e decidevo di non seguirli. Abbiamo stabilito di poter convivere pacificamente: io permettevo loro di stare nella mia mente, ma potevo scegliere di non fare ciò che mi dicevano. Avevo capito quali erano i motivi veri che mi spingevano a voler dimagrire e, se mi capitava di sgarrare, tornavo a impegnarmi nei comportamenti più corretti per me a lungo termine.
K Whiteford

Ho perso circa 13 kg. E non li ho più ripresi. Ho ricominciato ad amare il mio corpo, che probabilmente non sarà mai più quello di una ragazzina, ma mi permette di sentirmi a mio agio. E tutte le mie relazioni ne hanno beneficiato.
Ho scoperto di amare anche la corsa, ma anche di questo parlerò un'altra volta...
Se qualcuno vuole approfondire l’argomento, ne parlo in un articolo (http://www.ansiasociale.it/articoli-psicologia/dimagrire-col-cervello).