mercoledì 16 luglio 2014

Chi soffre di doppia personalità?



Ebbene, oggi ho deciso di farvi una rivelazione sconvolgente. Ho una doppia personalità. Nella mia testa siamo in due: ci sono io…e c’è la mia mente. Forse l’ho sempre saputo, ma la pratica della mindfulness me l’ha confermato: io non sono la mia mente! Sono qualcun altro e posso osservare, parlare, discutere,  persino litigare con quell’altra (la mia mente).
Se state pensando che io sia particolarmente pazza, vi rivelo un altro segreto sconvolgente: anche voi soffrite di doppia personalità! La vostra mente…è esattamente come la mia.

Prima di andare avanti, vorrei proporvi un breve esercizio:
  •  Chiudete gli occhi e, per qualche secondo, notate tutti i suoni e i rumori che potete sentire; ora, mentre lo fate, siate consapevoli del fatto che state notando.

  • Per qualche secondo, notate ciò che potete vedere dietro le palpebre chiuse; ora, mentre lo fate, siate consapevoli del fatto che state notando.

  • Notate le sensazioni che avete all’interno della bocca; ora, mentre lo fate, siate consapevoli del fatto che state notando.

  • Portate l’attenzione sul respiro, notate l’aria che entra ed esce dal naso; ora, mentre lo fate, siate consapevoli del fatto che state notando.

  • Per alcuni secondi, notate cosa state pensando; ora, mentre lo fate, siate consapevoli del fatto che state notando.

  • Notate la posizione del vostro corpo, dalla testa ai piedi; ora, mentre lo fate, siate consapevoli del fatto che state notando.

  • Portate l’attenzione all’interno del vostro corpo, notate se ci sono sensazioni che catturano la vostra attenzione e osservatele con cura; ora, mentre lo fate, siate consapevoli del fatto che state notando.

  • Di nuovo, per alcuni secondi, notate cosa state pensando; ora, mentre lo fate, siate consapevoli del fatto che state notando.

 
psicoterapia, ansia, depressione, trattamento, ACT
DOPPIA PERSONALITA'?
George Hodan


Cosa è accaduto? Avete fatto esperienza di quella parte di voi che è consapevole di tutto ciò che fate, pensate, sentite e percepite? Nell’ACT (Acceptance and Commitment Therapy) viene chiamata “sé osservante” ed è distinta dal “sé pensante” (la parte di noi che pensa, giudica, analizza). Ma potete chiamarla come volete: consapevolezza, meta cognizione, attenzione. Io la considero semplicemente quella parte di me che non cambia mai, che mi segue dal giorno in cui sono nata, che ha conosciuto Simona da bambina, adolescente, ragazza e ora (giovane) donna. Il fulcro costante mentre tutto ruota attorno.

Infatti, in noi tutto cambia: pensieri, emozioni, sensazioni, comportamenti. Hanno un inizio ed una fine. Si trasformano. Magari tornano, ma non sono mai quelli di prima. Ma c’è questo sé osservante, questo punto di vista da cui possiamo vedere tutto ciò che accade dentro di noi. È come se fossimo affacciati ad un ponte ed osservassimo scorrere sotto di noi diversi treni, che rappresentano i nostri pensieri, le emozioni, le sensazioni. A volte un pensiero o un’emozione sono così forti da “catturarci” e non riusciamo a vedere niente altro, ma in ogni momento possiamo tornare sul ponte, nella nostra postazione fissa, costante, ad osservare ciò che accade sotto di noi.

ansia, depressione, trattamento, esercizio
Affacciati ad un ponte, osservando scorrere pensieri, emozioni, sensazioni sotto di noi.


È rassicurante e riposante poter tornare in questa postazione. Capita spesso, per esempio, che la nostra mente cominci a criticarci perché siamo stati lasciati dal nostro partner o siamo stati bocciati ad un esame o abbiamo avuto una pessima giornata al lavoro. Il nostro sé pensante ci dirà che non valiamo molto come mogli, mariti, genitori, amici o lavoratori e questo ci farà star male. Ma possiamo sempre tornare sul nostro ponte e osservare la nostra mente che ci giudica, ci critica. Diventa un treno molto grande e molto rumoroso, che provoca incidenti e sembra non finire mai, ma noi non siamo obbligati a “salire” su quel treno, possiamo semplicemente osservare il suo cammino sotto di noi, dalla nostra postazione sul ponte.

Mi rendo conto che è un concetto un po’ difficile da comprendere, perché siamo sempre stati abituati ad identificarci con i nostri pensieri. Per questo bisogna prendere confidenza con la nostra “doppia personalità”…la mindfulness aiuta, la prossima settimana vi proporrò altri esercizi.